?

Log in

cose scritte amici calendario Info Prima Prima
Diario di degustazione
Bere meno, bere meglio!


E' successo già da qualche mese, i primi di agosto credo, ma solo in questi giorni l'ho saputo.
Davvero impossibile non fare un saluto al grande Gianni Masciarelli, patron, cuore ed anima dell'omonima casa vinicola
Cosa dire di questo eccezionale vignaiolo che non sia già stato detto? Un grande, un innovatore, uno dei promotori della grande rinascita dell'Abruzzo enoico.
Meravigliosi i suoi vini, tanto quelli della linea "base" che quelli dedicati alla moglie e il cui nome portano, i famosi Marina Cvetic che solo a pronunciarli sale la salivazione e vien voglia di andare a comprarli!

L'ho "conosciuto" di persona (solo un piccolo scambio di battute fra un piccolo sommellier ed un grande produttore durante un servizio in cui presentava la propria linea di distribuzione) e mi ha colpito vederlo così schivo, bere il suo vino e commentarlo con amore, ricordando tutto il cammino delle vigne, del tempo, tutto il tempo dell'evoluzione in botte, come parlasse di un figlio o di un grande amore.
E mi ha colpito vederlo così schivo, quasi a disagio in quelle sale lussuose, timido, senza boria o spocchia. Semplicemente: un uomo abituato a lavorare, ad essere a contatto con la terra, con la consapevolezza di aver fatto grandi cose, con lo sguardo già proteso a fare ancora meglio.
La vita ce lo strappa così, a 52 anni, privandoci di chissà quali altri gioielli, innovativi ma sempre radicati nella tradizione di quell'Abruzzo che lui tanto ha valorizzato.
Addio Gianni! Grazie davvero di tutte le emozioni che ci hai donato e per tutte quelle che, attraverso i tuoi grandi vini, continuerai a donarci.

Tags:

Bevi un sorso
Parlare de "La Spinetta" significa parlare di un grande fra i grandi, ossia di un produttore di vini eccezionali che opera in una zona d'Italia dalla quale vengono i più blasonati vini nostrani: Barolo e Barbaresco.
I fratelli Rivetti, patroni dell'azienda agricola, collezionano da anni riconoscimenti nazionali ed internazionali: basta dare un'occhiata al loro sito
per farsene un'idea.
Le loro bottiglie si riconoscono facilmente, grazie a quello stupendo rinoceronte di Durer che campeggia sulle etichette.



Il motivo di questa scelta ci viene spiegato dallo stesso Giorgio Rivetti:

La raffigurazione celebra l'arrivo di un rinoceronte in Portogallo, a Lisbona, nel 1515. Era la prima volta che si vedeva un animale simile in Europa. Fu portato in dono al re del Portogallo da parte del governatore dell'India Portoghese e si racconta che, in un combattimento tra il rinoceronte e un elefante, quest'ultimo sia stato sopraffatto dal suo avversario.

In breve tempo la descrizione del rinoceronte arrivò anche in Germania, molto probabilmente tramite schizzi, che Dürer utilizzò per la sua rappresentazione e xilografia, realizzata senza aver mai visto l'animale dal vivo.

La raffigurazione di Dürer fu così convincente che nei 300 anni successivi gli artisti europei, sebbene avessero già avuto modo di vedere un rinoceronte dal vivo, continuarono a raffigurare l'animale secondo il modello dell'artista tedesco, con vistosi ornamenti.


Ma oggi non parleremo di Barolo o Barbaresco...oggi ci occuperemo di un altro Bar, il Barbera.
Ebbene sì! Da diversi anni a questa parte sono molti i produttori che stanno credendo in questo vitigno il cui nome evoca immagini di osteria e vini a basso costo, come quello bevuto dal mitico Superciuk Photobucket o come quella bevuta dal mai troppo compianto Gaber che nel suo Barbera e Champagne cantava come il dolore dell'amore perduto potesse unire il povero ed il ricco.
Il barbera e lo champagne.
Di solito frizzante, di solito proveniente da quell'oltrepò pavese che letteralmente annegava di vino tutta la zona del milanese e dintorni, di solito con una acidità altissima, buona alcolicità e tannicità, pronta beva e bassi costi.
Ma questo era il passato o meglio, questa era la norma. Oggi molti produttori credono in queste uve, hanno cominciato un serio lavoro di coltivazione prima e vinificazione poi, preferendo vinificare a "fermo" e cominciando a sperimentare l'uso della barrique.
La Spinetta fa centro pieno con la sua Barbera d'Alba Gallina DOC 2005(Gallina è il nome del Cru di provenienza delle uve)
Al naso si presenta rosso rubino, virante al granato con unghia scarica. Il colore è denso, ricco di estratto, impenetrabile e vivo. La consistenza è impressionante: il vino "sanguina" sulle pareti del bicchiere, scivolando con archetti lenti e grassi.
Al naso si presenta ampio, esplode di frutta rossa già verso la confettura. Immediata la marasca, la visciola, l'amarena. Seguono poi sensazioni speziate ma ancora da evolvere e difficili da cogliere ma che negli anni sicuramente evoleveranno in pepe e cuoio.
Al palato è caldo, di buona alcolicità, il tannino seppur ancora da smussare non è mai invadente. A fare da contraltare alla ricca materia e alla grassezza è l'acidità, tipica del vitigno, che dona freschezza e bevibilità.
La persistenza è davvero lodevole, con ritorno perfetto di frutta e confettura.
Il vino viene ottenuto da accurata vinificazione: sei o sette giorni di macerazione, dopo di che macerazione malolattica e affinamento in barrique nuove per 18 mesi.
Trascorso questo periodo il vino passa in vasche di acciaio per sei mesi per l'assemblaggio finale e tre mesi in bottiglia prima dell'immissione in commercio,
COme specifica il sito del produttore non si effettuano nè filtrazioni nè chiarificazioni e quindi sul fondo della bottiglia potreste trovare fondi o depositi. Non è un difetto, ma una caratteristica!
La gradazione alcolica è di 14,5 gradi, che davvero sono impercettibili grazie all'ampia struttura del vino.
Pur essendo un vino assolutamente pronto e godibile già da subito, l'affinamento in bottiglia non potrò che farlo crescere, rendendolo ancora più suadente ed affascinante.
Che altro dire? Sulla Barbera un'ultima nota: in questo post ho un pò giocato sull'ambiguità di questo vino, prodotto sia nell'oltrepò pavese che nell'astigiano e nell'albese. Le Barbera piemontesi, in effetti, sono diverse da quelle lombarde e di solito appaiono meno "semplici" ma non era lo scopo di questo post disquisire sulle diverse zone di produzione, quanto, piuttosto, presentarne un meravigioso rappresentante.
Il prezzo, in enoteca, dovrebbe essere intorno ai 35 euro.
Che altro dire?
COme al solito: bere meno, bere meglio!

Tags:

2 hanno bevuto - Bevi un sorso


Visto che non ho niente da fare nè da scrivere, vi ammorbo con la Botrytis Cinerea
E che è?
Una muffa! Ebbene sì! Una zozza muffa che, però, al posto di zozzare nobilita!
Ecco il motivo per cui, a questa meraviglia della natura, ci si rivolege chiamandola, semplicemente, muffa nobile.
A questa nobile famiglia appartiene, tanto per capirci, anche la muffa che fa sì che possa esistere il gorgonzola.
La Botrytis cinerea vive solo in particolari condizioni climatiche ed attacca gli acini d'uva prossimi alla maturazione, disidratandoli e donando particolari aromi,
La disitratazione fa sì che la percentuale di zuccheri negli acini si alzi notevolmente, il che porta a vini di alta concentrazione zuccherina, alcolica e polifenolica.
Che sia chiaro! Non si tratta di "semplici" passiti: l'appassimento delle uve è un procedimento meccanico volto a far diminuire la percentuale di acqua negli acini d'uva. In teoria producibile ovunque e con qualsiasi uva (in teoria, ovvio, nella pratica non tutte le zone e non tutte le uve si prestano a tale tecnica)
L'appassimento delle uve può avvenire in pianta, tagliando i tralci di modo da impedire che la pianta stessa continui ad alimentare gli acini, oppure dopo la raccolta ponendo le uve su graticci, in ambienti idonei (caso unico, il Moscato di Noto, le cui uve vengono fatte appassire sugli scogli vicino al mare.)
La "Botrytizzazione" invece, può avvenire solo ed unicamente in zone vocate, in particolari e rare condizioni atmosferiche che consentano lo sviluppo della muffa.
Da qui la rarità di questi vini strepitosi.
Va da sè che la resa di vino per uva è estremamente bassa, portando di solito il costo di questi vini piuttosto in alto.
Il più famoso dei vini da Botrytis Cinerea è il Sauternes (dal nome della zona delle Graves, nella zona del Bordeaux)
Il più famoso, caro ed eccezionale dei Sauternes è lo Chateau d'Yquem , l'unico, nella classificazione dei grandi vini di Bordeaux a potersi fregiare del titolo di Premier Cru Supérieur, ossia il non plus ultra delle classificazioni della zona.

Quasi inutile chiedere quanto costi: le quotazioni partono da 150 euro, ma i grandi vintage vengono battuti all'asta con quotazioni da capogiro.
Sì, perchè un grande Yquem non ha solo profumi unici e meravigliosi, un grande Yquem comincia ad esprimersi soltanto dopo dieci o venti anni di accurata conservazione, ma la sua longevità è pressocchè infinita: si parla di bottiglie del 1860 perfettamente conservate, in grado di regalare emozioni uniche e straordinarie!

Non solo Sauternes.
Altri grandi vini da uve botritizzate sono i vini della Mosella (mosel-saar-rumer, per la precisione), regione della Germania che si affaccia sul fiume Mosella, nella zona in cui questo si unisce al Reno.
Ancora una volta grandi vini con potenzialità evolutive pressocchè infinite. Per sapere "ad occhio" se il vino che state comprando viene da uve colpite da muffa nobile, basta leggere l'etichetta e cercare la semplice parola tedesca che contraddistinge questi nettari
Trockenbeerenauslese letteralmente raccolto di acini appassiti selezionati
Ancora una volta, le quotazioni sono da capogiro e gli anni di attesa lunghi, ma chi ha assaggiato, assicura che ne vale la pena!
Anche in Italia, per fortuna, c'è qualche raro esempio di questo vino, fra cui una splendida realtà laziale: il Muffo di Sergio Mottura.
Il più noto, però, rimane il celebre Muffato della Sala dei Marchesi Antinori e prodotto nella splendida tenuta Castello della Sala che la famiglia ha aperto in Umbria, famosa anche per lo splendido Cervaro.

I profumi di questi vini sono i più complessi e particolari: eterei, idrocarburi, albicocca disidratata, agrumi canditi, frutta secca, tabacco, cioccolato....troppi, davvero troppi!
Provate, osate, concedetevi un momento di meditazione, di sano egoismo, magari cominciando proprio con i muffati nostrani che, seppur meno complessi ed evoluti dei fratelli francesi e tedeschi, hanno se non altro il vantaggio di poter essere acquistate a cifre accettabili (circa 30 euro per il Muffato della sala, 25 per il Muffo)
Ricordate però di non avere fretta con questi gioielli: i tempi di evoluzione sono necessari affinchè questi vini possano sviluppare tutti i profumi di cui vi sto parlando. Inutile aprire un Yquem di dieci anni: è come cercare di parlare di filosofia con un bambino.
Forse, più di altri vini, proprio questi esprimono al meglio il concetto di pazienza, attesa, dialogo con il passato che solo i grandi vini possono evocare.
E ricordate: bere meno, bere meglio!

Tags: , ,

Bevi un sorso
L'Amarone della Valpolicella!Collapse )

Tags: ,

36 hanno bevuto - Bevi un sorso
Ma come? Un altro vino di Masciarelli?
Ebbene sì!Collapse )

Tags:

8 hanno bevuto - Bevi un sorso


Dopo tutto questo tempo ci si potrebbe chiedere...ma come? Ancora un rosso siciliano?Collapse )

Tags:

10 hanno bevuto - Bevi un sorso
L'azienda agricola Petra è, di recente, salita agli onori della cronoca "architettonica"



date pure un'occhiata qui per vedere l'immensa "scala" creata da questa azienda nel cuore della maremma.
Ma qui non si parla di architettura, ma di vino.
L'Ebo è, per così dire, il riservista di questa grande azienda (che ha il suo punto di riferimento nel Petra rosso) ma....che dire, si tratta davvero di un "panchinaro" d'eccezione!




Si tratta di un taglio bordolese (nota. Quando si dice "taglio bordolese" si intende un vino fatto unicamente con cabernet e merlot oppure un vino in cui accanto ad un vitigno autoctono come sangiovese o nero d'avola, siano stati affiancati i due vitigni transalpini. Per intenderci è stata questa la ricetta alla base del successo dei supertuscans, dei quali parleremo un altra volta...)
Dicevo. Si tratta di un taglio bordolese, composto da Sangiovese al 60%, Merlot al 20% e Cabernet Sauvignon per il restante 20%.
Per una parte, il vino invecchia in botti di rovere, mentre una piccola parte rimane per un anno in barrique di secondo passaggio (ossia già adoperate per l'invecchiamento di un altro vino) e conclude con otto mesi di affinamento in bottiglia, prima di uscire sul mercato.
Alla vista si presenta rosso rubino compatto, con una bella lacrimazione grassa.
Al naso si offre con un ventaglio di frutta rossa e un sentore di vaniglia intenso, che sicuramente si armonizzerà tenendo il vino in bottiglia per ancora uno o due anni. Sentori vegetali emergono alla lunga, con una leggera nota balsamica nel finale.
Al gusto il tannino e la freschezza ben bilanciano una grassezza ed un alcol importane (13 gradi). Nel buon finale permangono note fruttate e gradevoli che lasciano in bocca un piacevole ricordo ed il desiderio di un nuovo assaggio.
Si può trovare intorno ai 12-15 euro e per questo prezzo, la qualità è decisamente elevata.
Una piccola nota "negativa": si tratta di un vino anche troppo "facile" e bevibile che insegue troppo un modello internazionale di cabernet che si ripete pressocchè identico dall'America all'Australia. Ciò che in questo vino non emerge è la territorialità, la personalità di un territorio unico, come la maremma. Di sicuro un buon vino, ma con una personalità troppo internazionale e troppo poco territoriale.
Si tratta counque di un vino ammiccante, che si lascia bere, dal naso carico e dall'ingresso al palato imponente e che da comunque delle belle soddisfazioni alla beva.
Da tenere magari un paio di anni in bottiglia per farlo esprimere al meglio, credo possa sopravvivere senza problemi per almeno cinque o sei anni.
Buona bevuta e ricordate: bere meno, bere meglio!

Tags:

5 hanno bevuto - Bevi un sorso
Il Sagrantino è LA DOCG dell'Umbria. Si tratta di un vino rosso, da uve Sagrantino, di grande corpo e carattere.
Arnaldo Caprai è uno dei produttori più importanti della regione: un nome fondamentale nella crescita enologica dell'Umbria.
Stasera mi sono concesso l'onore di un grande Sagrantino:
title or description

Questa bottiglia, annata 2000, ha riposato per circa tre anni nella mia cantina, prima di essere aperta...è valsa la pena aspettare!
Alla vista il vino si presenta rosso rubino intenso, con un'unghia violacea che rivela un carattere ancora fortemente giovanile. Archetti den definiti e una coloritura rosata sul bicchiere mi parlano di un vino carico, intenso, alcolico e morbido.
Mi aspetto tanto a questo punto...
Al naso non mi delude: intensi sentori di frutta rossa, si mischiano ad una confettura definita, rotonda. Sullo sfondo si spande un sentore di spezie (vaniglia e pepe) e un accenno di cuoio in fieri, ma ancora da sviluppare.
In bocca....in bocca...è emozionante: entra con forza, ma poi acquista dolcezza e rotondità. Il vino ha un tannino morbido e già perfettamente equilibrato, ma un'acidità ancora in evidenza mi fa pensare che, probabilmente, ci siano ancora dei lunghi anni da vivere per lui. Il Sagrantino, se bevuto giovane, può essere un vino troppo tannico, ma dopo trentasei mesi di bottiglia, siamo davanti ad un capolavoro di morbidezza.
L'alcol è possente, come la morbidezza, ma il tutto viene ben equilibrato dalle note "dure" di freschezza e tannini.
La persistenza è notevole e porta con sè ricordi di ciliegia, fragole e ribes.
Un'emozione meravigliosa, davvero incredibile: ci sono ancora due bottiglie di questo nettare nella mia cantina, con le quali mi incontrerò fra diversi anni.
Il costo in enoteca non è definibile, trattandosi di un'annata passata: non credo meno di 35 euro, ma a mio avviso...ne vale la pena.
Buona notte e...bere meno ma, come oggi, bere davvero meglio!

Tags:

6 hanno bevuto - Bevi un sorso
non faccio per dire, ma grazie ai miei amatissimi colleghi, da oggi, lui...
title or description
fa parte della mia collezione!!!!!

Tags:

2 hanno bevuto - Bevi un sorso
Era davvero troppo tempo che non passavo più da queste parti...e devo dire che noo posso che fare un clamoroso MEA CULPA!
Che dire?
Intanto che ho notato con piacere che ormai sono noto come "quello che ha recensito il Tavernello!"
Quale professionalità! Ecco perchè ho deciso di fare, nelle prossime settimane, la seconda parte della recensione!
Ebbene sì! Ho deciso che per onor di cronaca parlerò degli stessi vini di allora, ma questa volta dei rossi.
Ma questo è il futuro...per adesso voglio parlarvi di un vino rosso che proprio di recente ho avuto modo di assaggiare.
Si tratta del Poggio Belvedere di Arnaldo Caprai prodotto sia in "rosso" che in "bianco"

title or description

Qui parlerò del rosso che è un vino di media struttura, prodotto da uve Sangiovese (80%) e ciliegiolo (20%).
Alla vista si presenta di un bel rubino intenso, con una leggera venatura violacea nell'unghia e buona consistenza.
Al naso prevalgono i profumi di frutta a bacca rossa (ciliegia su tutti) ma anche frutti di bosco ed un accenno di spezie.
Al gusto si presenta di buona acidità e struttura, con un livello alcolico ben percebile ma non aggressivo. Anche il tannino non si presenta mai ruvido ed invadente, ma accompagna bene la sensazione gustativa generale.
In definitiva un vino abbastanza equilibrato, con una giovinezza ancora evidente, da abbinare con successo a piatti succosi come zuppe, stufati o anche carni alla brace.
In via retrolfattiva tornano i piacevoli sentori fruttati ed il vino lascia al palato un ricordo piacevole e persistente.
Considerando che tutto questo si trova in grande distribuzione a circa 5 o 6 euro, direi che siamo davanti ad un vino che val bene la spesa!
Arnaldo Caprai ha inolre deciso di tappare questo vino con il tappo in silicone che, se è vero che non consentirà al vino di crescere con gli anni, vi da anche la sicurezza di aprire la bottiglia senza il timore che sappia di tappo!
Buona bevuta allora e mi raccomando: bere meno, bere meglio!

Tags:

2 hanno bevuto - Bevi un sorso